tempi.opinioni Domenica 11 Maggio 2008 
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La voglia di guerra che sta dietro l’equazione “Gaza come Auschwitz”

di Giorgio Israel

Hamas vuole “concedere” una tregua a Israele pur non rinunciando all’intento di distruggerlo. Sostituite Hamas con “gli internati del lager” e Israele con “la Germania nazista”. È chiaro che il parallelismo è una menzogna goebbelsiana

 

Mentre questo pezzo esce si apre la Fiera del Libro di Torino che vede quest’anno la partecipazione dello Stato d’Israele come ospite d’onore. Mentre scriviamo possiamo soltanto augurarci che la manifestazione si svolga in modo civile e senza odiosi boicottaggi. L’adesione del presidente della Repubblica alla richiesta di testimoniare con la sua presenza l’opposizione al boicottaggio è rassicurante.
Ma anche se tutto andrà nel migliore dei modi ciò non sarà sufficiente a diradare le nubi tetre che si addensano all’orizzonte. Poco tempo fa la Libia ha proposto al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’equazione tra Gaza e Auschwitz e tra Israele e la Germania nazista, suscitando fortunatamente la sdegnata reazione di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Costarica e Italia, con un protagonismo particolare del nostro paese che testimonia che qualcosa sta cambiando nella nostra politica estera. Qualsiasi persona dotata di un minimo di buona fede e di raziocinio non può non percepire la follia di quel parallelismo. Basti pensare che di recente uno dei massimi dirigenti di Hamas, Khaled Meshaal, ha proposto come “massima concessione” a Israele una tregua di dieci anni, la fondazione di uno Stato palestinese provvisorio sui territori lasciati liberi dopo un ritiro sulle frontiere del 1967, inclusa Gerusalemme, e il riconoscimento del diritto al rientro in Israele dei profughi palestinesi compresi tutti i loro discendenti; escludendo altresì ogni riconoscimento dello Stato d’Israele. In altri termini, per Hamas fondare uno Stato palestinese entro i territori rivendicati (oltre al diritto al rientro) è una “concessione” che non merita più che una tregua decennale, dopo la quale ovviamente si riaprirà una vertenza che ha come oggetto la completa soppressione di Israele, la cui esistenza Hamas si rifiuta di riconoscere. Ora, provate a sostituire Hamas con “gli internati di Auschwitz” e Israele con la Germania e rileggete i propositi precedenti (con gli ebrei di Auschwitz che propongono alla Germania una tregua, senza riconoscerne l’esistenza e senza rinunciare al proposito di distruggerla…). Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Difatti proprio il maestro della propaganda hitleriana, Joseph Goebbels, ha insegnato che un’assurdità intessuta di menzogne può diventare una verità se ripetuta ossessivamente centinaia di volte.
Il problema è che l’integralismo islamico questa lezione l’ha appresa perfettamente e la sta applicando metodicamente, trovando sponde in Occidente. Negli anni Settanta, la menzogna fu “il sionismo è una forma di razzismo” che riuscì persino a imporsi con una mozione approvata dall’Onu (e annullata molti anni dopo). Ora la nuova menzogna è “Gaza come Auschwitz”, puntualmente ripresa e recitata come un mantra da gruppi di “intellettuali” europei, tra cui proprio coloro che hanno promosso il boicottaggio delle Fiere del Libro di Parigi e di Torino. Se si tiene conto della situazione sempre più grave sul terreno – il bombardamento incessante del sud di Israele da Gaza che provoca inevitabilmente risposte militari, il progressivo degenerare della situazione in Libano in cui Hezbollah ha raggiunto un potenziale militare superiore a quello di due anni fa in barba alla missione Onu promossa dal nostro lungimirante ex ministro degli Esteri, gli intrighi della Siria, per non dire della crescente minaccia iraniana – questa ventata di propaganda menzognera appare come il contesto ideale per giustificare l’esplosione di un devastante conflitto regionale.

 

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IL MURO DI GOMMA Non

Inserito da Giorgio il 10 Maggio 2008 - 11:59am

IL MURO DI GOMMA

Non bastasse lo scriteriato appello a boicottare Israele come ospite d’onore alla Fiera del libro in corso a Torino, ecco che a riproporre con forza la mai sopita questione mediorientale ed il diritto all’esistenza dello stato ebraico si profila, illuminante, l’equazione tra Gaza e Auschwitz e tra Israele e la Germania nazista proposta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da quel campione di diritti umani che è Gheddafi. Ma per tappare la bocca al leader libico, come pure alla canea antisemita che sbraita di pace dando battaglia nelle piazze ed allestendo roghi a base di bandiere con la stella di Davide, basterebbe ricordarsi che Israele è ancora oggi l’unico stato dell’area mediorientale in cui vige una democrazia compiuta ed il solo dove l’omosessualità non costituisce un reato passibile di pena capitale. Invocare l’annullamento del diritto di una nazione ad esistere accampando un parallelismo che definire grottesco sa di morbida perifrasi, è peraltro un curioso modo di ergersi a vessilliferi di Giustizia Universale. Come la condanna senza appello emessa nel 2004 dai consueti, zelanti custodi dell’ortodossia, soloni made ONU compresi, riguardo alla barriera di sicurezza eretta tra Israele e la Cisgiordania. Certo non tutti i muri sono uguali. Quello eretto dallo stato ebraico per difendere i propri cittadini dai camion bomba e dai terroristi kamikaze di Hamas o Al Aqsa che li hanno falcidiati per anni configura ovviamente una “situazione illegale”, mentre il Muro di Berlino, Nagant automatiche dei vopos incluse, ha reso “democratica” per molti decenni la Germania est. Ma c’è un muro peggiore degli altri, a prova di caterpillar ed inscalfibile anche dagli attacchi di qualsiasi pur episodico sussulto di onestà intellettuale: è il muro di gomma dell’ideologia all'insegna del "calunniate calunniate, qualcosa resterà", che nega l’evidenza, mistifica la realtà e, in fattispecie, preclude di rammentare la triplice spada di Damocle targata Egitto, Siria e Giordania sospesa da oltre mezzo secolo su quello stesso Israele che, giova rammentarlo,in favore di uno stato palestinese si espresse fin dal 1947, anno in cui anche l’ONU ne propugnò la nascita. Sabotata, invece, proprio dagli Stati arabi che, malgrado avessero ogni possibilità di ospitarlo, confinarono scientemente in bestiali campi profughi il popolo palestinese appena fuoriuscito dai territori. Perché la (ingombrante) verità è che la frustrazione di una Palestina senza patria ha sempre fatto comodo soprattutto ai paesi arabi, essendo il miglior stratagemma per fomentare un odio costante verso il popolo ebraico. Col (gradito) effetto collaterale di attribuire ogni addebito al “satrapo sionista” ed al suo stretto sodale stelle e strisce, complice la permanente miopia – quanto meno - dei media internazionali su cui ha sempre avuto facile attecchimento una suggestione ideologica pervasiva, ipso facto girabile al “parco di buoi” dell’opinione pubblica occidentale, sempre pronto ha riempire senza difficoltà le piazze di mezza Europa. http://www.giorgiocolomba.it/

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